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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Spid e Identità digitale

Miriam Di Carlo

PUBBLICATO IL 16 maggio 2022

Quasi ogni giorno, da qualche anno a questa parte, adoperiamo la nostra identità digitale, sempre più comunemente chiamata Spid (scritto anche SPID o spid, acronimo di Sistema pubblico (di) identità digitale), cioè un’interfaccia digitale associata in maniera univoca a una persona fisica, che permette di effettuare, tramite Internet (e quindi da remoto, senza recarsi sul posto), tutte quelle operazioni riguardanti la Pubblica Amministrazione o le istituzioni collaterali (come Agenzia delle Entrate, INPS, Municipi, ecc.) che invece prima necessitavano della presenza fisica del cittadino nell’ufficio di competenza delle istituzioni stesse. Questa mediazione avviene grazie all’Agenzia dell’Italia digitale, nata nel 2013, che si occupa dell’erogazione, della gestione e della protezione delle identità digitali. Già solo dalla descrizione, ci si rende conto dell’enorme rivoluzione burocratica che ne è derivata: uno snellimento nelle procedure, nei tempi di attesa, nella produzione cartacea, tutto a beneficio del cittadino e dell’amministrazione centrale stessa.

Nonostante la locuzione identità digitale (che può essere scritto anche con la i maiuscola) sia stato coniato prima di Spid (che, come abbiamo visto, abbrevia in parte, sotto forma di acronimo, la locuzione), oggi risulta essere meno diffuso rispetto ad esso: 930.000 risultati nelle pagine in italiano di Google rispetto ai 8.980.000 di “Spid” (ricerca del 12/4/2022). Le motivazioni di questo fenomeno possono essere molteplici: la brevità dell’acronimo che oltre tutto ricorda la parola inglese speed ‘velocità’, il suo crescente impiego nei testi normativi e poi in quelli divulgativi.

La parola Spid è registrata nella maggior parte dei dizionari più aggiornati, i quali fanno risalire la sua prima attestazione al 2014: compare nel Devoto-Oli 2022, nello Zingarelli 2022 e nell’Enciclopedia Zingarelli 2022, nonché nella sezione Neologismi della Treccani (registrato nel 2016). Il composto identità digitale, invece, non è presente nello Zingarelli 2022, compare come locuzione sotto la voce identità nel Devoto-Oli 2022 (dunque senza alcune precisazioni, come le marche grammaticali, gli usi e la data della prima attestazione) mentre è stato registrato nel 2018 nella sezione Neologismi della Treccani.

Passiamo ora alla storia dei due termini, che ci aiuterà a capirne le caratteristiche semantiche. Nel 2002 la Comunità europea sottolinea la necessità di introdurre un documento di identità elettronico che associ ad ogni persona fisica una serie di dati digitali che fungono da interfaccia informatica. Nella traduzione italiana del documento con oggetto Protezione della privacy e trattamento elettronico dei dati (“Gazzetta ufficiale dell’Unione europea” C/52 E/97, 6/3/2003) si parla, accanto a carta d’identità elettronica, di carta d’identità digitale, in cui l’aggettivo, in questo caso, non si riferisce a identità ma a carta d’identità. I provvedimenti europei degli anni successivi cercano di incentivare, presso gli Stati membri, non solo la creazione del documento identificativo in formato elettronico (che racchiude già una serie di dati del cittadino in formato digitale), ma anche quella di un’identità digitale che possa fungere da “ponte” tra la persona fisica e l’amministrazione pubblica centrale. Si tratta di due cose totalmente diverse: i dati contenuti nel documento d’identità elettronico sono utilizzabili in qualsiasi ambito e individuano il cittadino europeo; i dati relativi all’identità digitale sono associati a una persona fisica e sono strettamente funzionali alla gestione delle operazioni presso la Pubblica Amministrazione. Seppur con questa differenza, la carta d’identità elettronica, con tutti i dati che registra al suo interno, rappresenta il primo passo per arrivare alla formulazione dell’identità digitale.

Nel 2005 esce in Italia un decreto che diventerà il fondamento di tutta la legislazione successiva riguardante l’identità digitale e lo Spid: il decreto legislativo del 7 marzo, n. 82 (uscito sul Supplemento ordinario n. 93 della “Gazzetta Ufficiale” n. 112, 16/5/2005). Nell’atto originario, che tratta anche le questioni riguardanti il documento d’identità elettronico, non troviamo alcuna occorrenza né di identità digitale, né di Spid; troviamo invece il sintagma identità informatica:

Ai fini del presente codice si intende per [...] certificati elettronici: gli attestati elettronici che collegano i dati utilizzati per verificare le firme elettroniche ai titolari e confermano l’identità informatica dei titolari stessi. (Articolo 1, comma 1, lettera e) del D.L. 7 marzo 2005, n. 82, Supplemento ordinario n. 93 della “Gazzetta ufficiale” n. 112, 16/5/2005, p. 5)

Questo decreto, oggetto di revisione negli anni successivi, è stato modificato nell’art. 64 (Modalità di accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni) dal decreto-legge 21 giugno 2013 n. 69 (art. 17-ter), convertito con modificazioni nella legge n. 69 del 9 agosto 2013. All’interno di queste modificazioni, aggiunte nel decreto del 2005, compaiono entrambi i termini in questione:

Art. 17 - ter
Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese
1. Al comma 2 dell’articolo 64 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Con l’istituzione del sistema SPID di cui al comma 2 -bis , le pubbliche amministrazioni possono consentire l’accesso in rete ai propri servizi solo mediante gli strumenti di cui al comma 1, ovvero mediante servizi offerti dal medesimo sistema SPID». [...] «2 -bis . Per favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, anche in mobilità, è istituito, a cura dell’Agenzia per l’Italia digitale, il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID). […]».

Dunque, sia identità digitale sia Spid compaiono nei testi normativi italiani a partire dal 2013. Si tratta, comunque, come abbiamo visto, di integrazioni al decreto del 2005 che non descrivono in maniera esaustiva i significati della nuova terminologia adottata, limitandosi a inserirla.

In seguito all’emanazione del Regolamento dell’Unione europea n. 910 del 2014 (Regolamento in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno [...], “Gazzetta dell’Unione europea”, L 257/73, 28/8/2014) in cui compare, nella versione italiana, identità elettronica, il primo documento normativo italiano che spiega in maniera organica e strutturata il Sistema pubblico di identità digitale è il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2014 (“Gazzetta Ufficiale” n. 285, 9/12/2014) che reca il titolo Definizione delle caratteristiche del sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID), nonché dei tempi e delle modalità di adozione del sistema SPID da parte delle pubbliche amministrazioni e delle imprese. All’articolo 1, comma 1 del decreto, viene data una serie di definizioni [grassetto mio]:

Ai fini del presente decreto si intende per [...] g) codice identificativo: il particolare attributo assegnato dal gestore dell’identità digitale che consente di individuare univocamente un’identità digitale nell’ambito dello SPID [...] o) identità digitale: la rappresentazione informatica della corrispondenza biunivoca tra un utente e i suoi attributi identificativi, verificata attraverso l’insieme dei dati raccolti e registrati in forma digitale secondo le modalità di cui al presente decreto e dei suoi regolamenti attuativi [...] r) registrazione: l’insieme delle procedure informatiche organizzative e logistiche mediante le quali, con adeguati criteri di gestione e protezione previsti dal presente decreto e dai suoi regolamenti attuativi, è attribuita un’identità digitale a un utente, previa raccolta, verifica e certificazione degli attributi da parte del gestore dell’identità digitale, garantendo l’assegnazione e la consegna delle credenziali di accesso prescelte in modalità sicura [...] u) SPID: il Sistema pubblico dell’identità digitale, istituito ai sensi dell’art. 64 del CAD, modificato dall’art.17-ter del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98; v) utente: persona fisica o giuridica, titolare di un’identità digitale SPID, che utilizza i servizi erogati in rete da un fornitore, previa identificazione informatica.

Nel decreto, oltre all’oggetto e alle finalità (art. 2), vengono esposti i “Soggetti partecipanti allo SPID” (art. 3), viene definito il ruolo dell’Agenzia dell’Italia digitale (art. 4), vengono descritti gli “Attributi dell’identità digitale” (art. 5), i livelli di sicurezza (art. 6), come avviene il rilascio delle identità digitali (art. 7), la gestione e l’uso illecito delle stesse (art. 8 e 9) e altri aspetti fondamentali che non staremo qui a elencare. Il decreto, inoltre, individua un numero limitato di intermediari fornitori del servizio di erogazione delle identità digitali (come Poste italiane, ad esempio) che servono a identificare il cittadino associandogli le credenziali univoche gestite dall’Agenzia dell’Italia digitale. Questi intermediari sono fondamentali perché sono concretamente i creatori dell’identità digitale e garantiscono l’univocità e unicità legata all’identità fisica della persona. Per concludere la storia normativa dei due termini, ricordiamo che, nel 2022, la legislazione europea ha impostato un programma per creare un’identità digitale europea raccolta all’interno di un portafoglio in cui confluirà la vecchia identità digitale (nazionale) e altre informazioni funzionali ai movimenti transfrontalieri.

A livello linguistico, all’interno del decreto, possiamo notare alcuni fenomeni:

  • la locuzione identità digitale, che potrebbe indicare semanticamente una qualsiasi interfaccia informatica (come ad esempio il profilo di una persona su un social network), individua in maniera univoca la sola rappresentazione informatica del cittadino presso il sistema pubblico mediante i suoi dati identificativi, funzionale alla mediazione con la Pubblica Amministrazione e altre istituzioni;
  • a Spid, coerentemente con la testa della stringa che abbrevia, viene associato il genere maschile: realizzazione dello SPID, attivazione dello SPID, soggetti che partecipano allo SPID;
  • come abbiamo visto alla lettera v delle definizioni (cfr. la citazione soprastante), Spid viene sempre più utilizzato come determinante, spesso associato a identità digitale e ad altre parole come soggetto (soggetto SPID).

Infine precisiamo che, se in questo decreto del 2014 e nella maggior parte delle norme italiane, Spid compare con tutte le lettere maiuscole (SPID), nei testi divulgativi sul web di carattere giornalistico ma anche di dominio del Governo, ormai viene scritto soltanto con la prima lettera maiuscola (ed essendo la grafia più diffusa, è quella che si è deciso di adottare in questa trattazione).

Come abbiamo visto, i due termini (soprattutto identità digitale nell’accezione che stiamo affrontando) nascono in ambito normativo: nel 2005 si accenna alla loro creazione ma entrambi non compaiono (si introduce, invece, il sintagma identità informatica); vengono impiegati per la prima volta nel 2013 e poi “ufficialmente” presentati in tutte le loro sfaccettature semantiche nel 2014.

La diffusione dei due termini su Internet ripercorre le tappe fondamentali normative. Nella tabella di seguito sono registrate le occorrenze nelle pagine in italiano di Google:

 

Va considerato che l’acronimo Spid già esisteva prima di essere acronimo di Sistema pubblico di identità digitale (abbrevia infatti anche Scuola professionale italiana di danza, Scuola professionale italiana drammaterapia e indica altri referenti tra cui un tipo particolare di spazzole per la pulizia) così come pure identità digitale, che indicava genericamente una qualsiasi interfaccia informatica creata sul web. Sui quotidiani nazionali, infatti, le prime occorrenze di identità digitale risalgono al 1999/2000 indicando una qualsiasi interfaccia digitale, ma è soltanto nel 2009 che si comincia a usare la locuzione in un’accezione simile a quella che stiamo trattando ossia riguardante il piano istituzionale e pubblico, pur non coinvolgendo ancora l’intera Pubblica Amministrazione nazionale:

Succederà nel 2010 grazie a fedERa, un nuovo progetto di Lepida, l’autostrada telematica a banda larga che collega i comuni della regione, le nove province e le 18 comunità montane. Il sistema, che permetterà l’autenticazione federata dell’identità digitale dell’utente, si inserisce all’interno del Piano telematico gestito dalla Rete, attualmente in fase di potenziamento dei servizi. (Con la Rete accesso unico agli enti locali, repubblica.it, 26/10/2009)

Negli anni successivi la locuzione si riferisce a una generica interfaccia su Google o sui social network, almeno fino al 2011, quando compaiono le prime notizie circa le carte d’identità elettroniche che associano le identità digitali alle persone fisiche (in questo caso ci si riferisce alla regione Campania):

La carta è come un bancomat – afferma l’assessore Trombetti – Attraverso di essa ogni cittadino potrà usufruire di tutti i servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni. È insomma il passaporto alla cittadinanza digitale. Rappresenta l’identità digitale del cittadino, e tutti l’avranno, nel giro di qualche anno. Con essa la distanza tra cittadino e pubblica amministrazione si accorcerà. (Bianca De Fazio, Regione, rivoluzione anagrafe, repubblica.it, 4/5/2011)

Nel 2013 compare la prima attestazione del composto con il significato che ne diamo oggi:

Per il Dipartimento per la Comunicazioni lo snodo fondamentale è l’identità digitale. Che non è solo l’anagrafe unica, ma la creazione di un vero e proprio ‘hub del cittadino’, ossia il sistema per far convergere tutti i dati e le informazioni di ognuno su un’unica piattaforma. È il passaggio cruciale per il definitivo sviluppo dell’eGov in Italia. (Stefano Carli, Tv, agenda digitale e Telecom lo slalom di Catricalà tra Roma, Arcore e Bruxelles, repubblica.it, 6/5/2013)

Infine nel 2014 compaiono le prime attestazioni del termine Spid e, accanto a esso, associato nel significato, dell’espressione identità elettronica:

E infatti, in fin dei conti, quando Ragosa lascerà, lascerà in eredità il contributo a tre iniziative centrali dell’agenzia digitale italiana: l’anagrafe elettronica nazionale, la Spid, cioè l’identità elettronica, e la fatturazione digitale. (Arturo Di Corinto, Agenda digitale, nessun commissario ma presto un nuovo direttore, repubblica.it, sez. Italian Tech, 4/6/2014)

Più tardi Spid si assocerà a identità digitale:

Il codice, chiamato tecnicamente Spid (Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese), permetterà di accedere a tutta una serie di servizi offerti dalla pubblica amministrazione, in modalità sicura e facile. (Barbara Millucci, Anagrafe Dimmi chi sei e ti darò una super-password, “Corriere della Sera”, sez. CorrierEconomia, 29/9/2014, p. 30)

Si chiamerà Spid, sistema unico di identità digitale e consentirà al cittadino l’accesso in sicurezza a tutti i siti web che erogano servizi online (Inps, scuola, Agenzia entrate ecc.) la prima fase partirà ad aprile 2015 con l’obiettivo di avere 10 milioni di utenti a dicembre 2017. (Cdm, via libera alla non punibilità per i reati lievi e alla semplificazione della P.A., repubblica.it, sez. Politica, 1/12/2014)

"Per esempio lo possiamo fare recuperando, nei progetti dell’Agenda digitale, quanto già fatto a livello locale. Si veda il caso di Spid, l’identità digitale che debutterà quest’anno per l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione [...]". (Alessandro Longo, Identità digitale del cittadino, pronte le regole per lo Spid. Tanti servizi con un Pin unico, repubblica.it, 28/7/2015)

Questo ultimo esempio è indicativo perché rivela quello che avverrà negli anni successivi al 2014: Spid, che, ricordiamo, significa ‘sistema pubblico di identità digitale’ e non propriamente ‘identità digitale’, finisce per assumere quest’ultimo significato (il fenomeno già era ravvisabile in alcune parti nel DPCM del 2014), scalzando nelle occorrenze la locuzione identità digitale. Il seguente grafico tratto da Google Trends riassume le ricerche effettuate sul motore di ricerca, in questo caso dal 2013 al 16/4/2022:

 

Passiamo ad alcune osservazioni linguistiche sulla parola Spid. Come viene segnalato dal Devoto-Oli 2022, Spid può essere usato non solo come sostantivo, ma anche come aggettivo invariabile; anche nel decreto del 2014 era presente quest’uso, che diventa particolarmente frequente soprattutto sui giornali:

Entreremo, metteremo i nostri dati Spid e poi vedremo tutti i servizi che possiamo utilizzare sulla piattaforma, fino alla possibilità di pagare qualcosa con carta di credito (per esempio le tasse o l’iscrizione scolastica). (Alessandro Longo, Identità digitale del cittadino, pronte le regole per lo Spid. Tanti servizi con un Pin unico, repubblica.it, 28/7/2015)

A partire dalla prossima settimana per essere titolari Spid basterà farne richiesta agli operatori già accreditati con l’Agenzia per l’Italia Digitale. [...] Le credenziali Spid verranno rilasciate tramite posta, email o sms. (Andrea Ducci, Da martedì password unica per i servizi pubblici, “Corriere della Sera”, 9/3/2016, p. 34)

Oltre a credenziali Spid e dati Spid, molto diffuse sono le locuzioni accesso Spid, utenza Spid, profilo Spid, password Spid e ovviamente sistema Spid e identità (digitale) Spid.

Tornando all’uso di Spid come sostantivo, già nelle integrazioni del 2013 al decreto legislativo del 7 marzo 2005 (n. 82), Spid viene inserito una volta senza articolo: “soggetti, pubblici e privati, che partecipano a SPID”. Quest’uso diventa sempre più frequente sui giornali e sul web, in cui sembra che l’acronimo venga trattato quasi come un nome proprio:

Si veda il caso di Spid, l’identità digitale che debutterà quest’anno per l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione. Valorizzeremo il lavoro fatto già dalle Regioni sull’identificazione dei cittadini, mentre finora in Spid non hanno avuto questo ruolo. Pensiamo quindi che le identità certificate delle Regioni, se rispettano le regole di Spid, possono essere acquisite all’interno del progetto. (Alessandro Longo, Agenda digitale, parla Samaritani: così curerò i “mali analogici” dell’Italia, repubblica.it, sez. Italian Tech, 30/5/2015)

Molti sono gli esempi, anche tratti dai siti governativi, in cui Spid viene usato, sempre senza articolo, con la preposizione tramite o con il sostantivo con valore preposizionale via:

Come posso abilitare l’accesso ai servizi tramite SPID? Se rappresenti una Pubblica Amministrazione (...) che vuole abilitare l’accesso ai propri servizi tramite SPID, segui la procedura descritta [...]. (SPID, Sistema Pubblico di Identità Digitale, spid.gov.it)

Il numero di identità SPID erogate ha subito negli anni una vistosa accelerazione in concomitanza delle azioni promosse dal Governo per incentivarne l’adozione: il reddito di cittadinanza richiedibile online solo via SPID [...]. (SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), cos’è, a cosa serve e come creare un account, agendadigitale.eu, 6/11/2021)

Per quanto riguarda il genere, notiamo una certa alternanza tra maschile e femminile, sebbene nel decreto del 2014 venga impiegato, come abbiamo visto, soltanto al maschile (perché appunto si riferisce a sistema). L’assegnazione del femminile va senz’altro imputata al fatto che Spid ha finito per designare non tanto il ‘sistema’ ma, appunto, l’‘identità digitale’ stessa. Molti sono gli esempi sul quotidiano “la Repubblica”, meno numerosi invece sul “Corriere della Sera”, e si rilevano anche oscillazioni all’interno di uno stesso articolo:

Gli italiani dovranno presto imparare a familiarizzare con una nuova sigla, la Spid, che sta per Sistema pubblico identità digitale, una password che dovrebbe rivoluzionare il rapporto con la Pubblica amministrazione. [...] La prossima scadenza per lo Spid sarà a fine anno, quando è atteso il rilascio di tre milioni di Pin, per arrivare a 10 milioni di persone nel 2017. (Identità 2.0, sperimentazione ok: a fine anno il rilascio di tre milioni di Pin, repubblica.it, 25/5/2015)

In futuro, i tabaccai saranno anche in grado di rilasciare la ‘Spid’, l’identità digitale, di attivare nuovi servizi (come il Telepass) e di vendere biglietti dei concerti. (Stefano Parola, Adesso Intesa Sanpaolo ha 1300 sportelli in più. Si trovano in tabaccheria, repubblica.it, 7/2/2017)

Permette il riconoscimento digitale dell’identità all’estero e l’accesso per il rilascio dell’identità digitale, la cosiddetta Spid. (Diego Longhin, Carta d’identità solo elettronica dopo la Befana, repubblica.it, 27/12/2017)

Inoltre, utilizzando la Spid aziendale, sarebbe possibile estendere l’utilizzo ai fini dell’autocertificazione e della pre-compilazione dei formati richiesti dalle varie amministrazioni pubbliche. (Laura Oliva, Basta lungaggini: battere la burocrazia con lo Spid aziendale, “Corriere della Sera”, sez. Economia e Politica, 8/2/2021, p. 5)

Sul fronte innovazione legato alla pubblica amministrazione, l’ultimo arrivato è la Spid, l’identificazione digitale per accedere ai servizi online. Per ottenerla bisogna rivolgersi a uno degli otto «Identity Provider» web con email, numero di cellulare, documento valido e tessera sanitaria. [...] Dei quasi 770mila utenti del sito comunale, 43mila scelgono appunto la Spid. (Pier Paolo Lio, Identità elettronica. La tessera a 1 su 4, “Corriere della Sera”,17/2/2019, p. 7)

Nonostante sul web le occorrenze di Spid al femminile siano molte, confrontando i dati del maschile e del femminile nelle pagine in italiano di Google, vediamo che il maschile predomina:


Un’osservazione particolare va fatta a proposito del 2015, anno in cui Spid registra un numero considerevole di attestazioni al femminile, sebbene resti sempre il maschile il genere più usato. Una possibile motivazione sta nel fatto che proprio in quell’anno, in seguito alle norme emesse nel biennio 2014-2015, la parola comincia a essere introdotta e “spiegata” ai cittadini all’interno di testi più divulgativi; i redattori incontrano le prime difficoltà nel definirne il genere e spesso, facendo riferimento a identità anziché a sistema, preferiscono usare il femminile. Comunque questo leggero aumento di numero delle occorrenze al femminile rimane un fenomeno circoscritto al 2015 ed è ascrivibile a un’incertezza generale circa l’assegnazione del genere.

Sul web, molti siti di consulenza digitale preferiscono usare il femminile ma ci sono numerosi esempi in cui si oscilla tra i due generi:

Spid sarà gratuito per i primi due anni di utilizzo ma, secondo il direttore dell’AGID Antonio Samaritani “è ragionevole attendersi che possa esserlo anche successivamente” (comunque il dubbio resta) e può essere richiesto fin da subito ai tre enti accreditati, ovvero TIM, Poste e Inforcert. Poste, in particolare, sta spingendo con convinzione sul fronte dell’identità digitale: non solo per la sua capillare presenza sul territorio, ma anche per l’ingente numero di clienti, per il fatto che il suo AD, Francesco Caio, fu uno degli ideatori della SPID, e per il fatto di disporre già di un sistema di identità digitale, Poste ID. (Emanuele Villa, Debutta SPID, l’identità digitale: gratis 2 anni, obiettivo 6 milioni di utenti nel 2016, dday.it, 8/3/2016)

Anche le Università dovranno adeguarsi alla Spid, ma finora solo tre Università hanno cominciato a utilizzare il sistema per identificare i propri utenti [...]. Fino a questo momento anche per le amministrazioni pubbliche l’adesione allo Spid è stata facoltativa, ma entro settembre 2017 dovrebbe diventare obbligatoria. Nel video seguente si spiega la Spid e come ottenerla, è un servizio al momento gratuito [...]. All’Università La Sapienza, che è stato il primo ateneo a introdurre la Spid ufficialmente lo scorso 15 giugno, il rettore Eugenio Gaudio e (l’allora ministra Marianna Madia) avevano inviato agli studenti una lettera per segnalare l’importanza della Spid [...]. (Cos’è lo SPID e quali Università lo stanno usando, university2business.it, 11/1/2017)

Esistono poi due pseudoanglismi formati tramite Spid: Spid democracy e Spid week. Anzitutto colpisce notare che entrambi, partendo da un acronimo che, pur se richiama una parola inglese, è pur sempre italiano, finisce per essere interpretato come un anglismo e dunque usato all’interno di locuzioni con parole inglesi. Spid democracy è una locuzione coniata dopo l’approvazione, nel luglio del 2021, dell’emendamento Magi, noto anche come decreto Semplificazioni, che prevede la possibilità di sottoscrivere in via digitale le proposte di referendum:

Nella notte del 19 luglio scorso, con l’approvazione dell’emendamento del deputato di +Europa Riccardo Magi al decreto-legge su Semplificazione e Pnrr, la democrazia italiana ha compiuto un significativo balzo in avanti verso la sua digitalizzazione. Grazie all’emendamento, infatti, ora è possibile sottoscrivere digitalmente le proposte del referendum abrogativo e le iniziative di legge popolari. Come è ormai chiaro, l’accelerazione dei processi interni nella sfera pubblica e privata avviene grazie alla tecnologia. Questi effetti si riverberano anche sulla democrazia italiana che sta assumendo sempre più i connotati di una “Spid democracy”, cioè un ordinamento capace di velocizzare le procedure burocratiche grazie al Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid). (Michelangelo Suigo, La Spid democracy, tra politica e tecnologia un rapporto contrastato, formiche.net, 25/9/2021)

In piena sbornia da «Spid Democracy» e con «l’acquolina in bocca» per l’enorme successo del referendum sul matrimonio egualitario in Svizzera, Luigi Testa, assistant professor di Diritto costituzionale presso l’Università Bocconi lancia un appello su Domani: raccogliere le firme a sostegno di un disegno di legge di iniziativa popolare per approvare il matrimonio omosessuale. [...] Dalla Spid Democracy alla sveglia al parlamento sui temi «ineludibili», come piace chiamarli a Nicola Lagioia [...]. (Caterina Giojelli, La Spid Democracy genera mostri, è iniziata la gara all’ultimo referendum, tempi.it, 30/9/2021)

Meno diffusa sul web rispetto a Spid democracy, è Spid week, ossia una settimana organizzata dalle diverse regioni per aiutare i cittadini a ottenere la propria identità digitale:

Partecipa alla Spid week e inizia la tua nuova vita online con la pubblica amministrazione! La Spid Week è organizzata da Regione Liguria, in collaborazione con il Comune della Città della Spezia e Liguria Digitale, grazie al supporto di Agid e Register. (Arriva la Spid week alla Spezia, lamialiguria.it, 4/11/2019)

In questo caso ci troviamo davanti a una locuzione destinata a perdersi: sempre di più la popolazione conosce il Sistema pubblico di identità digitale, la maggior parte dei cittadini italiani ne fa parte e dunque una settimana dedicata alla sensibilizzazione sul tema digitale e all’aiuto verso coloro che hanno difficoltà a registrarsi, nel medio e lungo termine, sarà superflua.

Concludendo, possiamo senz’altro affermare che ormai identità digitale (nel significato qui trattato) e Spid fanno parte del lessico italiano. Se però da una parte di identità digitale stanno diminuendo le occorrenze, Spid registra sempre più attestazioni coinvolgendo la quasi totalità degli italofoni, grazie soprattutto alla campagna di sensibilizzazione promossa dal Governo attraverso i media: ormai è sempre più difficile trovare un italiano che non conosca e che non abbia il proprio Spid.



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