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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Dando del ‘lei’, si dice vede o veda?

Massimo Cerruti

PUBBLICATO IL 06 aprile 2022

Quesito:

Alcuni lettori notano che dando del ‘lei’ a un interlocutore si usa spesso vede (es. vede, signor Rossi) e si chiedono se non sia più corretto veda (es. veda, signor Rossi).

Dando del ‘lei’, si dice vede o veda?

La domanda dei lettori verte sull’uso delle forme verbali vede e veda col valore di segnali discorsivi; ossia, non con funzione predicativa (come ad esempio in Marco vede bene da lontano o sembra che Marco veda bene da lontano) ma con funzione ‘procedurale’, e più specificamente interazionale (Andrea Sansò, I segnali discorsivi, Carocci, Roma 2020, pp. 13, 16-20). Sono in questione, cioè, i casi in cui le forme vede e veda siano usate nel rivolgersi a un interlocutore per richiamarne l’attenzione e/o per indurlo a capire, prendere in considerazione o riflettere su un certo stato di cose (come ad esempio in vede, signor Rossi, la mia vita è cambiata o veda, signor Rossi, la mia vita è cambiata).

Vari altri verbi di percezione possono assumere nell’interazione una funzione analoga a quella di vedere; si pensi, ad esempio, a guardare, ascoltare o sentire. In casi come questi, tuttavia, dando del ‘lei’ non compare la forma della terza persona singolare del presente indicativo (es. *guarda/ascolta/sente, signor Rossi, la mia vita è cambiata) ma soltanto la forma della terza persona singolare del congiuntivo presente (es. guardi/ascolti/senta, signor Rossi, la mia vita è cambiata). Di vedere, invece, entrambe le forme sono attestate nell’uso.

Come si è detto, sia vede che veda compaiono quando si dà del ‘lei’. La loro presenza è quindi connessa al rapporto di ruolo e/o di distanza sociale fra gli interlocutori, e dunque al carattere formale o mediamente formale della situazione comunicativa. Fra vede e veda ci sono però delle differenze, in termini sia di frequenza d’uso sia di diffusione sociale. Innanzitutto, l’uso di vede è oggi largamente più frequente. Se diamo un primo sguardo, pur evidentemente sommario, all’archivio di opere in italiano di Google books dell’ultimo secolo, possiamo ad esempio constatare come l’alternanza tra le espressioni Vede signor e Veda signor si risolva nettamente, nel corso degli ultimi vent’anni, a favore della prima.


Si può aggiungere che veda è poco usato sia in funzione interazionale (es. veda, signor Rossi) sia, con la funzione predicativa di verbo di percezione, all’interno di frasi imperative (es. veda!); giacché è raro che vedere indichi “oltre la sensazione visiva, anche l’intenzione, la volontà di avere tale sensazione” (Vocabolario Treccani, s.v. vedere). Ed è proprio dall’uso in funzione predicativa (es. veda!) che prende generalmente l’avvio lo sviluppo di una funzione interazionale (es. veda, signor Rossi). Del resto, verbi di percezione come guardare, ascoltare o sentire, che come si è detto hanno un comportamento diverso da vedere, sono usati frequentemente alla terza persona singolare del congiuntivo presente tanto con modalità imperativa (es. guardi/ascolti/senta!) quanto in funzione interazionale (es. guardi/ascolti/senta, signor Rossi).

Per quanto riguarda poi il versante sociale del fenomeno, vede è la forma d’uso medio, ugualmente diffusa presso parlanti più e meno colti; ad esempio, nel brano (1) è usata da un professore universitario durante un colloquio con uno studente e nel brano (2) da un parlante con qualifica tecnico-professionale nel corso di un’intervista.

  1. vede, sono questioni teologiche, è ovvio che invece le rappresentazioni popolari di, eh, non dei teologi, non dei pensatori islamici e cattolici, siano molto diverse (corpus KIParla, kiparla.it)
  2. vede, dare un giudizio […] è abbastanza difficile, io ritengo, eh, ci sia questa, mh, come si dice? eh, pluralità di, di, di, di costumi (corpus KIParla, kiparla.it)

Di contro, la forma veda si ritrova soprattutto nello stile letterario e nell’uso formale aulicizzante di parlanti colti. Se ne riportano a mo’ d’esempio un paio di occorrenze, provenienti l’una da un romanzo (3) e l’altra dal resoconto stenografico di un dibattito parlamentare (4). (Ben inteso, la presenza di veda in enunciati come veda lei o veda di reagire rientra invece nell’uso medio di parlanti più e meno colti; ma fa parte degli impieghi di vedere con funzione predicativa, di cui non trattiamo).

  1. Veda comandante, gli aveva detto zio Carlo, ho famiglia e ricevo lo stipendio dal governo centrale, che è quello che è ma non l’ho scelto io (Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Bompiani, Milano 1988, Cap. 49)
  2. veda, onorevole relatore, lei ha sbagliato destinatario: non siamo stati noi ad assumere impegni di tale natura, siete stati voi che avete preso impegni che poi non siete stati in grado di onorare (Camera dei Deputati, Seduta n. 544, 11 novembre 2004)

Alcuni dizionari considerano standard vede. Fra questi vi è il Sabatini-Coletti, che registra “vedi, vede, vedete” come “segnali discorsivi usati, specialmente all’interno del discorso, per mantenere desta l’attenzione dell’interlocutore: ma io, vede, ho già spedito la raccomandata” (s.v. vedere). Altri dizionari prendono invece a riferimento veda. Ad esempio, il Vocabolario Treccani riferisce l’uso di “vedi, veda, vedano, in incisi, per indurre a considerare, a riflettere” (s.v. vedere); il GRADIT cita l’impiego “in forma di inciso, specialmente nella lingua parlata, [di] vedi, veda, vedete” per richiamare “l’attenzione di chi ascolta” (s.v. vedere); e il GDLI esemplifica l’uso di forme di vedere “in un inciso, per richiamare l’attenzione di chi ascolta”, con un passo di “Manzoni, Promessi Sposi, 38 (665): Nulla di serio, veda: ragazzate, scapataggini” (s.v. vedere).

Ad ogni modo, considerando anche che sia vede sia veda ricorrono nell’uso formale di parlanti colti, nessuna delle due forme può ritenersi sub-standard. Possono, anzi, reputarsi entrambe standard. Nella situazione contemporanea, infatti, la norma standard dell’italiano tende a non identificarsi più con la varietà letteraria, propria di un certo canone classico, ma viene ad ammettere la coesistenza di forme aulico-letterarizzanti e forme di uso medio, tutte ugualmente riconosciute per l’impiego corretto della lingua (Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo. Nuova edizione, Carocci, Roma 2012, pp. 24-27). Nel nostro caso, dunque, è possibile sostenere che sia vede sia veda rientrino a pieno titolo col valore di segnali discorsivi nella norma standard dell’italiano: la prima forma è più generalmente d’uso medio, mentre la seconda è soprattutto di carattere letterario e aulicizzante, e dunque lievemente marcata in senso ‘alto’.

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