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SOTTOPOSTO A PEER REVIEW

Supportare e supportivo

Claudio Iacobini e Mikaela Cordisco

PUBBLICATO IL 30 novembre 2021

Quesito:

Molti lettori ci pongono domande sul verbo supportare: “esiste” nella nostra lingua? O lo dobbiamo all’inglese? Altri pongono le stesse domande a proposito di supportivo; un lettore in particolare chiede se non sia preferibile usare supportevole.

Supportare e supportivo

Le domande che riguardano il verbo supportare rivelano una certa diffidenza se non addirittura avversione verso tale verbo, che viene considerato un inutile sinonimo del verbo sostenere. A differenza di sostenere, a cui viene riconosciuta una piena legittimità in quanto verbo italiano a tutti gli effetti e di diretta derivazione latina (cfr. lat. sustĭnĕo), l’accostamento formale e semantico con il nome di origine inglese supporter ‘tifoso, sostenitore di una squadra, di un atleta o di un gruppo politico’ (peraltro impiegato in italiano già dall’inizio del XX secolo) suscita in alcuni lettori il sospetto che supportare sia da considerare un’integrazione superflua nella lingua italiana, una parola di origine straniera il cui impiego debba essere osteggiato.

In effetti il caso di supportare, piuttosto che costituire un esempio della discutibile distinzione fra prestiti di necessità e prestiti di lusso, offre lo spunto per una riflessione sugli scambi reciproci di lessemi tra le lingue e sulla possibilità per un lessema di acquisire nuovi significati dai lessemi ad esso connessi per etimologia o derivazione morfologica.

Bisogna innanzitutto precisare che i due principali dizionari dell’italiano (il GRADIT e il GDLI) lemmatizzano due diversi verbi supportare: uno è la variante ormai obsoleta di sopportare, l’altro è il verbo che ha attirato l’attenzione dei lettori e che si caratterizza per esprimere due principali valori semantici: il primo, ‘dotare di un supporto materiale, reggere su di sé’, è impiegato soprattutto nelle terminologie tecniche e specialistiche, il secondo, che ne costituisce un’estensione figurata, può essere parafrasato con ‘sostenere, spalleggiare, favorire’. Entrambi i verbi, l’uno per via diretta, l’altro attraverso un percorso più tortuoso, sono riconducibili al verbo latino supporto.

Proviamo a ricostruire i cambiamenti nella semantica e negli ambiti d’uso avvenuti nel corso del tempo nei due verbi mettendo in evidenza la rete di scambi e di influenze fra diverse lingue che hanno concorso a determinare la loro situazione attuale nell’italiano.

La forma supportare come variante di sopportare è di antica attestazione in italiano, ed è evidentemente più vicina alla forma del verbo latino supporto (formato da sub- e porto) di quanto non sia sopportare. Il verbo sopportare, attestato già intorno alla metà del XIII secolo, deve la sua forma a variazioni fonetiche risalenti alle fasi iniziali della lingua italiana che sono testimoniate anche in altri verbi di origine latina derivati con il prefisso sub- (es. soccombere av. 1342 < lat. succumbo, sopprimere av. 1313 < lat. supprĭmo). Per quanto l’aspetto formale del verbo riveli un’eredità diretta dal latino, dal punto di vista semantico è interessante notare che gran parte dei sensi attualmente espressi del verbo italiano sopportare non erano presenti nel verbo supporto durante il periodo classico del latino. Così come ricavabile dall’Oxford Latin Dictionary, il verbo latino era infatti impiegato essenzialmente per esprimere il significato ‘portare, trasportare merci o altri oggetti’ e solo a partire dal latino cristiano e soprattutto nel latino medievale ha sviluppato i sensi che ritroviamo nell’italiano corrente: ‘tollerare agevolmente situazioni non favorevoli o fastidiose’, ‘sostenere con forza d’animo, coraggio e rassegnazione qualcosa di doloroso, sgradito’, ‘riuscire ad accettare senza reagire persone o atteggiamenti che urtano i propri principi’, ‘sostenere un onere economico’, ‘sostenere, reggere un peso’. Nei testi del latino classico non appare neanche il nome derivato supportatio (da cui l’italiano sopportazione), che nel latino medievale ha contribuito allo sviluppo dei sensi attualmente espressi dal verbo italiano sopportare e, appunto, dal nome sopportazione, il cui impiego corrente riguarda solo i sensi figurati ‘pazienza’, ‘tolleranza’.

Il verbo supportare attualmente in uso in italiano può essere interpretato in un’ottica interna alla lingua come un derivato dal nome supporto (si veda l’etimologia proposta dal GRADIT: [1872; der. di supporto con 1-are]). Va però considerato che il nome supporto, attestato in italiano almeno dal 1853 nel significato concreto ‘elemento che ha la funzione di sostenere o rialzare qualcosa’ e successivamente in quello figurato ‘aiuto, collaborazione’ è un prestito dal francese support, lingua in cui è attestato prima nel significato figurato (1458) e solo successivamente (1606) nel significato concreto ‘sostegno materiale’. A sua volta il nome francese support è derivato dal verbo francese supporter, attestato dalla fine del XIV secolo con il significato figurato ‘farsi carico, aiutare, sostenere qualcuno, soffrire, tollerare’ e solo molto più tardi (XIX secolo) con il significato concreto ‘sostenere un peso’. Il significato ‘fare il tifo per una squadra sportiva’ è attestato in francese a partire dagli anni Sessanta del Novecento e riprende il verbo inglese to support, impiegato in questo senso dagli inizi degli anni Cinquanta del Novecento come conseguenza dello sviluppo, nella seconda metà del XIX secolo, nel nome supporter del senso ‘tifoso di uno sport, di una squadra’ a partire dal significato più generale ‘persona che dà il suo appoggio qualcuno o una causa’ attestato già agli inizi del XV secolo. Supporter è dunque un nome d’agente derivato regolarmente in inglese con il suffisso -er dal verbo to support, al pari di tanti altri nomi deverbali inglesi, es. worker ‘lavoratore’ < to work ‘lavorare’.

La ricostruzione della intricata storia di interscambi tra le lingue non è finita qui perché, come è facile immaginare, il verbo inglese to support è un prestito (di epoca medievale) del verbo francese supporter, che a sua volta deriva dal verbo del latino medievale supporto, presente anche in testi latini di area britannica insieme al nome derivato supportator ‘persona che supporta’, formazione analoga all’inglese supporter.

Tornando all’italiano supportare, e in particolare alla sua origine, dobbiamo ricordare che, oltre al rapporto semantico e morfologico con il nome supporto (da cui il verbo sarebbe un derivato per conversione, così come telefonare da telefono o spazzolare da spazzola), non si può ignorare l’esistenza del verbo francese supporter e di analoghi verbi attestati nelle altre lingue romanze, quali suportar in portoghese e catalano, soportar in spagnolo, a soporta in rumeno. La legittima ricostruzione di un iter formativo interno all’italiano a partire dal nome supporto non permette comunque di escludere un influsso che le altre lingue romanze (in primo luogo il francese) possono avere avuto sulla nascita e sulla diffusione del verbo in italiano.

L’influsso sull’italiano della lingua inglese esercitato dal verbo to support (lingua che, ricordiamo, ha preso dal francese e indirettamente dal latino questo e molti altri verbi) riguarda invece essenzialmente l’ampliamento del ventaglio semantico esprimibile dal verbo italiano supportare. Si noti infatti che il verbo inglese to support copre tutti i significati espressi in italiano sia da sostenere sia da supportare. Esempi come il seguente: “il suolo primitivo è quello che realmente supporta il peso delle vetture” (tratto dal volume Primo elemento della forza commerciale ossia Nuovo metodo di costruire le strade di G. L. Mac-Adam. Traduzione dall’originale inglese di G. de Welz, Napoli, 1826), che permettono di retrodatare di quasi cinquanta anni l’indicazione della prima attestazione in GRADIT (1872), testimoniano che supportare si è diffuso in italiano a partire da testi di ambito tecnico, in cui, oltre al senso ‘sostenere il peso’, il verbo può indicare anche l’azione di fungere da supporto (es.: “Il solido basamento, sul quale riposa la motrice, supporta pure le due dinamo”, in Elettricità, rivista settimanale illustrata 1892 p. 297), per poi estendersi già nei primi anni del XX secolo al valore ‘favorire una attività economica’ e agli altri sensi figurati quali ‘appoggiare, sostenere qualcuno (specie in politica)’ e ‘avvalorare una affermazione, una opinione’.

L’ampliamento dei significati del verbo supportare è un fenomeno progressivo a cui assistiamo da più di un secolo e il suo impiego nel linguaggio dello sport è solo l’esempio più lampante, reso più evidente dall’accostamento del nome non adattato supporter che, oltre al senso ‘tifoso, sostenitore di una squadra o di un atleta’, si può usare anche per riferirsi a un cantante o gruppo musicale che si esibisce prima dell’attrazione principale.

La diffidenza manifestata dai lettori verso il verbo supportare non appare dunque motivata da una sua presunta alterità formale o etimologica rispetto al lessico italiano riconducibile al latino. Nel nostro breve excursus abbiamo visto quanti siano gli incroci lessicali che, a partire dal latino, possano collegare i significati ma anche gli iter formativi delle parole delle lingue europee.

Un senso di incertezza riguardo all’uso del verbo supportare può essere ragionevolmente dovuto, più che all’omonimia con l’ormai desueto supportare variante di sopportare, al fatto che ambiti semantici che in italiano sono stati per lungo tempo tipicamente espressi dal verbo sostenere (insieme ad altri verbi, tra cui fiancheggiare, spalleggiare, perorare, promuovere, proteggere, incoraggiare) siano ora espressi – tramite l’influsso del verbo inglese to support – anche dal verbo italiano supportare. Al tempo stesso dobbiamo considerare che si tratta di un fenomeno che, come abbiamo visto pur se in maniera succinta in questa risposta, si è sempre verificato nella storia delle lingue e può essere interpretato anche come segnale di vitalità e fonte di arricchimento, pertanto non dovrebbe esserci ragione di manifestare atteggiamenti di intolleranza o di malcelata sopportazione.

Analogamente, riteniamo non fondata la riluttanza, segnalata da alcuni lettori, all’impiego di supportivo a causa della provenienza dell’aggettivo dalla lingua inglese. L’aggettivo supportivo si è diffuso in italiano a partire dagli anni Settanta del Novecento in testi specialistici di ambito psicologico e psicoterapeutico con il significato ‘che sostiene, che appoggia qualcuno, specialmente tramite partecipazione emotiva’ (es.: “un paziente con scarsa capacità di rappresentazione degli stati mentali può trovare difficoltà in un trattamento che richieda un’analisi introspettiva, mentre trarrà giovamento da una terapia di tipo supportivo volta a rinforzare le difese più adattive”; “il paziente sente il terapeuta caldo e supportivo”), per poi estendersi, con il valore di ‘solidale’, anche a testi di ambito sociologico e politico. In italiano supportivo si può trovare anche in testi medici (es., “il farmaco può essere utilizzato per la terapia supportiva di scompensi cardiaci”), ma non risulta essere impiegato al di fuori di ambiti specialistici. Si differenzia pertanto dall’aggettivo inglese supportive, un regolare derivato dal verbo to support, il quale invece è usato (fonte Oxford English Dictionary) nella lingua comune già a partire dal 1593 con un ampio ventaglio di valori semantici (‘che fornisce sostegno e forza mediante assistenza e partecipazione’; ‘che fornisce sostentamento o risorse’; ‘che fornisce prova o legittimazione’), e, a partire dal 1858, nella terminologia della medicina con il significato, che ritroviamo in italiano, ‘di trattamento medico in cure di supporto inteso a mantenere le funzioni fisiologiche di base (in particolare circolazione, respirazione e nutrizione) piuttosto che essere curativo’, e in psicologia e psicoterapia con il significato ‘che fornisce supporto psicologico, incoraggiamento o aiuto emotivo’. Essendo l’aggettivo supportivo un prestito arrivato in italiano attraverso quest’ultimo tipo di testi, è per tale motivo impiegato prevalentemente con queste specifiche accezioni.

Per quanto riguarda la proposta di un lettore a favore della coniazione dell’aggettivo supportevole allo scopo di sostituire supportivo, dobbiamo notare che, per quanto il suffisso -evole sia un elemento di formazione italiana (esito del latino -bile(m), impiegato per la formazione di aggettivi, e in alternanza con esso presente in diverse coppie di derivati da uno stesso verbo, cfr. piegabile e pieghevole, scioglibile e scioglievole), non c’è motivo di preferire la forma supportevole a supportivo, in quanto il suffisso -evole, benché presente in un centinaio di parole di uso comune per lo più attestate già nel XIV secolo, è di fatto improduttivo (cioè non è impiegato per formare nuove parole) già a partire dalla fine del XIX secolo; tra le pochissime formazioni novecentesche forse la sola di uso corrente è vomitevole. L’aggettivo deverbale che semmai si potrebbe proporre di coniare è supportativo, formato secondo il modello di aggettivi derivati da verbi quali alternativo da alternare, applicativo da applicare, qualificativo da qualificare, regolativo da regolare. In ragione però del fatto che supportivo è impiegato quasi esclusivamente in linguaggi specialistici, che è preferibile non inserire doppioni sinonimici nelle terminologie specialistiche, e, soprattutto, per il rispetto della norma giustificata dall’uso, sconsigliamo di aggiungere forme sinonimiche e suggeriamo di lasciare l’impiego di supportivo agli specialisti e di usare invece, in contesti di uso comune, locuzioni quali “di supporto”, “di sostegno”, “di aiuto”.

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